14) Locke. La prova dell'esistenza di Dio.
Secondo Locke non si pu concepire la realt come prodotta dal
nulla; non si pu pensare al tempo senza l'eternit. Neppure 
concepibile che ci che non pensa, cio la materia, produca da s
il pensiero.
J. Locke, Saggio sull'intelletto umano, terzo, capitolo decimo
(pagina 179).

Dio non ci ha dato idee innate di s, non ha stampato caratteri
originali nel nostro spirito, nei quali possiamo leggere la sua
esistenza; tuttavia, avendoci forniti delle facolt di cui il
nostro spirito  dotato, non ci ha lasciato senza una
testimonianza di se stesso: dal momento che abbiamo senso,
percezione e ragione, non possiamo mancare di una chiara prova
della sua esistenza, fino a quando portiamo noi stessi con noi.
Non c' verit pi evidente che questa, che qualcosa deve esistere
dall'eternit. Non ho mai sentito parlare di nessuno cos
irragionevole o che potesse supporre una contraddizione cos
manifesta come un tempo nel quale non ci fosse assolutamente
nulla. Perch questa  la pi grande di tutte le assurdit,
immaginare che il puro nulla, la perfetta negazione e assenza di
tutte le cose producano mai qualche esistenza reale. Se, allora,
ci deve essere qualcosa di eterno, vediamo quale specie di essere
deve essere. E a questo riguardo  assolutamente ovvio ragionare
che debba necessariamente essere un essere pensante. Infatti
pensare che una semplice materia non pensante produca un essere
pensante intelligente  altrettanto impossibile quanto pensare che
il nulla produca da se stesso materia.
Grande Antologia Filosofica, Marzorati, Milano, 1968, volume
tredicesimo, pagina 655.
